Dottorato di ricerca

 

 

IL CASO LEDRO

Alle radici della composizione sociale di una comunità: archeologia, materiali e memoria nel sito palafitticolo di Ledro e confronto con altri ambiti europei.

 

L’interesse da parte del Prof. Emil Vogt dell’Università di Zurigo riguardo ai problemi inerenti lo studio delle palafitte ed in particolare quella di Ledro portarono nel 1973 a quella che ancora oggi può essere considerata la trattazione più documentata e completa sulle palafitte ledrensi. Il lavoro, tesi di laurea a cura di Jürg Rageth, fu uno studio generale di gran parte del materiale (sparso tra i vari enti che seguirono le campagne di scavo) che apportò la revisione di molti ma parziali contributi bibliografici prodotti sull’argomento “palafitte di Ledro”, anche in relazione ad altre culture dell’Età del Bronzo.
Contemporaneamente a tale lavoro nacque la “Commissione Ledro” (1972). Tale Commissione, composta da vari rinomati studiosi italiani, si prefiggeva di avviare e coordinare uno studio interdisciplinare finalizzato alla realizzazione di un corpus di tutti i materiali raccolti durante le varie campagne di scavo.
Il pubblicato, ad oggi, è per la maggior parte concentrato sullo studio di reperti eccezionali (tra cui si annoverano i tessuti, i diademi, gli oggetti enigmatici e la canoa). Il progetto di dottorato vuole essere un ponte per rilanciare la ricerca verso tipologie di materiali poco considerate e parallelamente perseguire l’obiettivo di analizzare secondo le più moderne tecnologie proposte dalle branche archeologiche, reperti mai fino ad ora analizzati. Tali reperti potrebbero apportare nuovi dati per la comprensione della vita nel villaggio palafitticolo ledrense, considerando di poterli confrontare all’interno del fenomeno palafitticolo alpino.
Inoltre è previsto, per un ambito della ricerca, un nuovo tipo di approccio archeologico che non si fermerà all’analisi tecnologica dell’oggetto ma proseguirà con un coinvolgimento della popolazione e del territorio, così da recuperare materiali inediti e testimonianze utili alla ricostruzione del villaggio palafitticolo di Ledro

Le palafitte, che hanno occupato, modificato e sfruttato il territorio ledrense 4000 anni fa si intrecciano con il quadro storico che ha caratterizzato gli ultimi cento anni di storia da oggi. L’utilizzo del lago a scopo idroelettrico, la scoperta della palafitta, la partecipazione della gente locale agli scavi archeologici, lo sfruttamento dell’area palificata ora a pascolo, ora a luogo in cui pescare o imparare a nuotare, hanno interessato in maniera decisiva la popolazione ledrense. La ricostruzione delle memorie, anche non quelle strettamente archeologiche, ma legate alle “palafitte”, permetteranno di comprendere il forte legame tra la gente e quello che, oggi ancor di più, si considera essere “un biglietto da visita” per l’intera Valle di Ledro.   

Tra gli strumenti utilizzati all’interno della ricerca è senz’altro da menzionare l’archeologia sperimentale che andrà a ricostruire le catene operative e i procedimenti ricostruttivi delle attività della preistoria.
Il progetto troverà anche la collaborazione di ambienti in cui sono presenti abitati contemporanei o strutturalmente somiglianti a quello di Ledro. Ricordiamo l’Austria, con la collaborazione dell’Università di Vienna e la Svizzera con i contatti dell’Università di Neuchatel e del Museo Laténium (Neuchatel).
Insieme a questi enti collaboreranno anche esperti come Jürg Rageth, autore già citato (1973), che lavora in ambito nord alpino (Svizzera) e che conosce la situazione dell’Età del Bronzo presa in considerazione.

L’approccio proposto, che troverà parallelismi anche in ambito extranazionale si è rivelato un ottimo strumento per l’avvicinamento e il coinvolgimento attivo e sostenuto di una popolazione; permetterà un riconoscimento ed un affetto maggiore della popolazione riguardo al proprio luogo e alla propria storia.
Un nuovo approccio archeologico, più “sociale” che non esclude la possibilità di “fare archeologia” in senso stretto e che permette di “tenere le porte aperte” a chi di archeologia sa poco o nulla.

 

 

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